“I greci le salutavano figlie della Terra, e le onoravano emblema della nobiltà autòctona”.
(Giosuè Carducci – Confessioni e Battaglie – San Miniato al Tedesco).
Come tutti gli anni le cicale sono tornate ad abitare le nostre campagne, a renderle meno solitarie e ad accompagnare la luce ed il caldo soffocante dell’estate murgiana.
Le cicale sono insetti particolari ed unici per il loro canto.
Sono state venerate come doni divini e denigrate come emblema del fannullismo.

Platone diceva che fossero la reincarnazione degli antichi artisti che avevano sacrificato all’arte le proprie vite, dimenticandosi dell’amore e dei bisogni corporali.
Io ricordo tante estati passate a lavorare nei campi, accompagnato dal canto delle cicale che ti culla durante le afose giornate.
Mio padre mi raccontava che da bambini usavano le cicale come sonagli. I bambini, infatti, catturavano più cicale che potevano, riempendone le magliette, per poi portarle in giro scuotendole per farle cantare.

A parte il canto, la cicala affascina per la sua misteriosa doppia vita: da larva vive per un lungo periodo sotto terra, per poi uscire in superficie e spiccare il volo.
Da qui in poi canterà fino alla fine dei suoi giorni.
Il frinire delle cicale è il canto estivo della nostra Murgia.
Il frinire delle cicale è il canto estivo della nostra Murgia.
Foto: Giovanni Bellini con cellulare
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